
Le testimonianze dell’esistenza di un insediamento umano sulla pianura sulla quale attualmente insiste l’abitato di Cinisi iniziano a risultare palesi al visitatore sotto forma di testimonianze architettoniche, erette presumibilmente tra il IX – XI secolo d.C. ,presso le falde del Monte Pecoraro, sede a sua volta di insediamenti umani precedenti, sulla sua sommità ,ma di cui sono manifeste ben poche espressioni di opere d’arte fruibili dal visitatore.
Presso le falde della montagna, infatti, sono presenti pochi ma ben conservati edifici di origine araba noti come ” Dammusi “, particolari proprio per l’utilizzo di risorse prossime al sito per la propria costruzione. Dunque da ciò possiamo comprendere come l’abitato di Cinisi sia stato innanzitutto un territorio con una fortissima vocazione agricola, dipendente da altre località, come la stessa Carini, colonizzata da agricoltori che sapientemente decisero di sfruttare le abbondanti sorgenti acquifere presenti nel territorio: Oltre al Fiume Furi, che ha origine dalle alture sopra il comune, la zona è ricca di falde sotterranee che vennero sfruttate fin dal XIX secolo con la costruzione di ” macchine dell’acqua ” proprio con la finalità di poter godere di questa preziosa risorsa ¹. Oltre alla Senia di cui abbiamo già scritto nella sezione dedicata al comune di Terrasini, sono presenti nel vasto territorio comunale di Cinisi ( in gran numero ) delle testimonianze pregevoli dello sfruttamento umano dell’acqua: Gli Abbeveratoi. Trattasi di strutture composte da una o più vasche, realizzate di norma in pietra, utilizzate per fornire ristoro agli animali da pascolo ( tra cui la Vacca Cinisara, eccellenza del territorio, distinguibile per il suo folto pelo ) e poste in aeree comuni fuori dal centro abitato².
Tornando alla storia del centro abitato, che come abbiamo ben notato era posto, in un primo momento, sulla porzione montana del territorio, e composto da case sparse e non ancora unite in un unico centro urbano, dunque, è importante sapere che nel 1263 il feudo è stato sottratto a Palmerio Abbate, signore di Carini , per essere donato interamente a Matteo Pipitone ,per volere del re Manfredi, distintosi in battaglia, che ricevette una Chinnisi ( dall’Arabo Chinisia, ossia Chiesa ) ricca di alberi da frutto e pascoli. Dopo non poche polemiche seguite al Caso Pipitone, un secolo dopo, nel 1350, Cinisi passò in mano a Violante Bilingeri e Fazio di Fazio: Questo passaggio sarà cruciale per la storia di Cinisi nei prossimi sei secoli .
Sotto i coniugi, Cinisi crebbe anche dal punto di vista economico, proprio grazie alla lungimiranza del Di Fazio, notabile del regno, che non solo si impegnó a incrementare il numero di pascoli, ma che edificò anche uno dei fiori all’occhiello del comune: la Tonnara dell’Orsa. Il 1382 è l’anno della svolta storica per Cinisi: nel suo testamento Fazio di Fazio lascia ai Benedettini di San Martino delle Scale tutta la sua quota del possedimento di Cinisi, divisa per metà con la moglie Violante, che qualche anno dopo seguì il suo esempio. Questo è il turning point del nostro racconto: da adesso tutto è destinato a cambiare. Nel ‘500, i monaci, approfittando della copiosa donazione ricevuta , a cui si aggiungeranno successivamente i tenimenti di Borgetto e Sagana, che avranno sorti simili, costruirono un baglio fortificato coincidente con l’attuale Palazzo dei Benedettini.
Da qui in poi la storia di Cinisi è essenzialmente il susseguirsi di diatribe politico – ecclesiastiche, che meglio affronteremo nei siti a cui sono legate, e di costruzioni di nuovi edifici di pregio che abbelliranno il nuovo centro urbano.
Tornando ai fondamenti del nostro racconto, è importante precisare che dopo i lavori di ingrandimento e abbellimento del Palazzo dei Benedettini l’abitato di Cinisi sarà urbanisticamente proiettato a partire da esso, verso il mare, con un reticolo di strade che affiancano il Corso Umberto I disegnando una scacchiera rettangolare ( finalmente si decide di prediligere la zona pianeggiante a quella montuosa per la costruzione di un centro abitato, sicuramente per la decaduta necessità di difendersi da minacce esterne ).
L’unico quartiere esente da questo riassetto del centro urbano è La Chiusa,il quartiere più antico di Cinisi, posto contiguamente all’ala destra del sontuoso monumento, in cui ricade anche, marginalmente, la Chiesa Madre, costruita nel 1680 quando la Chiesa di Santa Caterina ( posta dentro la corte benedettina ) non solo si rese insufficiente alle esigenze della comunità, crescente, ma anche quando i cinisensi si ribellarono alle pietose condizioni che dovettero sopportare per ricevere i sacramenti e seppellire i propri morti: il centro da cui dipendevano, infatti, era comunque Carini. Lì era presente l’unica chiesa sacramentale e lì l’unico cimitero, costringendo i cittadini a lunghi e spesso poco dignitosi viaggi. Per conoscere meglio la storia dell’abitato, però, è necessario varcare le porte dei suoi luoghi, di discendere nelle viscere della terra e di ascendere al cielo delle grigie montagne di Cinisi: un comune sospeso tra cielo e mare.
¹ Di queste strutture molte sono rintracciabili grazie alla loro peculiare struttura composta da un fabbricato in tufo con pietra triangolare e un fumaiolo in cotto rosso di forma solitamente quadrangolare. Si segnala al visitatore quella posta nelle vicinanze della SS 113, di rilevante pregio artistico
² Qui forniamo, per il curioso e attento visitatore, una lista esaustiva degli Abbeveratoi: Via dell’Ulivo, altezza Polizia Municipale; Via Luigi Einaudi ; Via Maria SS di Trapani, ossia la strada che collega il centro abitato alle località montane, ne possiede varie.